Guide Tecniche
Sicurezza ATEX — Polveri

Come redigere il DPCE secondo la Norma CEI EN 60079-10-2

Classificare le zone a rischio esplosione da polveri combustibili non è come farlo per il gas: cambiano i dati da raccogliere, il modo in cui il rischio si accumula nello spazio, e di conseguenza cosa deve finire nel DPCE. Ecco come muoversi in pratica.

6 min di lettura Settembre 2026

Chi ha già affrontato la classificazione delle zone ATEX per un impianto a gas tende a pensare che il procedimento per le polveri sia lo stesso, solo con un'etichetta diversa. Non è così. La norma di riferimento per le polveri combustibili, la CEI EN 60079-10-2, ragiona su un fenomeno fisico diverso da quello del gas — e questo cambia sia i dati da raccogliere sul campo, sia il modo in cui si arriva alla mappa finale delle zone che confluisce nel DPCE.

Perché le polveri non si comportano come il gas

Gas e vapori (60079-10-1)

  • Si disperdono in modo relativamente prevedibile in funzione di ventilazione e portata di rilascio
  • L'atmosfera esplosiva si forma per miscelazione in aria
  • Il rischio diminuisce rapidamente allontanandosi dalla sorgente, se ventilato

Polveri combustibili (60079-10-2)

  • Si accumulano su superfici, macchinari e strutture — il deposito è parte del rischio, non solo la nube
  • Un deposito può risollevarsi e formare una nube esplosiva anche molto tempo dopo il rilascio
  • La pulizia e la manutenzione diventano misure di sicurezza vere e proprie, non solo estetiche

Questa differenza è il motivo per cui la norma tratta separatamente le zone 20, 21 e 22 (l'equivalente, per le polveri, delle zone 0, 1, 2 del gas) e perché la classificazione da polvere richiede un'attenzione specifica anche alle superfici orizzontali, ai controsoffitti, alle intercapedini — luoghi dove un deposito può formarsi senza essere visibile durante un sopralluogo superficiale.

I dati da raccogliere prima di classificare

  • Granulometria della polvere: le polveri più fini si disperdono più facilmente e sono generalmente più reattive.
  • Energia minima di innesco (MIE): quanto poco basta per accendere la nube — determina anche la scelta delle apparecchiature elettriche ammesse in zona.
  • Temperatura di accensione, sia della nube sia dello strato depositato (sono valori diversi, e quello dello strato è spesso il più critico).
  • Fonti di rilascio: punti di trasferimento, vagliatura, insacchettamento, aspirazione — ogni fase del processo dove la polvere lascia il contenimento va censita.
  • Efficacia della pulizia: con quale frequenza reale (non teorica) le superfici vengono pulite, e se i sistemi di aspirazione sono dimensionati per il particolato specifico in gioco (vedi anche la progettazione di impianti di aspirazione e filtrazione).
Il dato di laboratorio conta più dell'esperienza

Due polveri dall'aspetto identico possono avere MIE e temperature di accensione molto diverse a seconda della composizione chimica e della granulometria reale. Dove possibile, i parametri critici andrebbero misurati in laboratorio sul materiale effettivo, non stimati per analogia con polveri "simili" di cui si ha esperienza in altri impianti.

Come questi dati confluiscono nel DPCE

La classificazione secondo la CEI EN 60079-10-2 produce una mappa delle zone (20, 21, 22) con la relativa estensione. Questo output è uno degli ingressi del Documento di Protezione contro le Esplosioni, non il documento nella sua interezza: il DPCE aggiunge le misure di prevenzione (riduzione delle fonti di innesco, controllo delle polveri disperse), le misure di protezione (sfogo di esplosione, isolamento, soppressione) e l'organizzazione del lavoro — turni di pulizia, formazione degli operatori, gestione delle attività a caldo in prossimità delle zone.

Dove approfondire

Per la logica generale delle zone ATEX e la struttura completa del DPCE, la guida alla classificazione delle zone resta il punto di partenza. Per un esempio concreto applicato a un ambiente con polveri combustibili, il caso pratico sulla verniciatura a polvere mostra come questi dati si traducono in scelte operative reali in un impianto.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra CEI EN 60079-10-1 e CEI EN 60079-10-2?

La 60079-10-1 classifica le zone per atmosfere esplosive da gas e vapori. La 60079-10-2 fa lo stesso lavoro ma per le polveri combustibili — un fenomeno fisico diverso, con logiche di dispersione e accumulo che il gas non ha.

La classificazione secondo questa norma è già il DPCE?

No, è un input fondamentale del DPCE, non il documento stesso. Il DPCE aggiunge le misure di prevenzione e protezione, l'organizzazione del lavoro e la valutazione complessiva del rischio, oltre alla sola mappa delle zone.

Servono sempre prove di laboratorio sulla polvere per applicare la norma?

Idealmente sì, per i parametri più critici (granulometria, MIE, temperatura di accensione a strato e in nube). In assenza di prove specifiche si può ricorrere a dati di letteratura per polveri simili, ma con margini di cautela più ampi — un compromesso, non l'opzione preferibile.